Fascinazioni: Rete, comunicazione e tecnologie sociali

sabato, maggio 13, 2006

Responsabilità oggettiva

Questo post c'entrerà davvero poco con il titolo del blog, ma tant'è...vivo in un sistema, vedo delle cose, molte cose, e talvolta ne voglio anche parlare.

Ad ogni modo, il tema non è del tutto nuovo; qua e là mi è già capitato di accennare ad una certa visione dell'impresa e soprattutto del fare buona impresa: una visione che, secondo me, dovrebbe essere improntata oltre che al fondamentale rispetto delle leggi, anche sulla missione di creazione di valore/ricchezza per il sistema sociale (non solo in termini economici ma anche in termini di migliori prodotti, migliori servizi e quindi di "tempo liberato" per le persone...tempo di vita). Mi sembra che in Italia (e probabilmente non solo) funzioni all'esatto contrario: una fetta significativa della classe imprenditoriale sottrae valore e ricchezza dalla società per trasferirlo a sé: interesse particolare che danneggia l'interesse generale e impoverisce tutti.

Mi sembra oltretutto che, non appena qualcuno ha l'occasione di indagare su un impresa o un settore economico particolare, questa visione corrotta del fare impresa emerge puntualmente: nel momento in cui si è indagato sulle fusioni bancarie l'estate scorsa (la storia degli immobiliaristi, i cosiddetti furbetti del quartierino) è emerso uno scenario distorto. Oggi che si indaga sul mondo del calcio la storia è ancora così. L'altro ieri si è indagato su Parmalat ed era sempre così. C'è probabilmente da supporre che si tratti di un metodo di agire ben radicato.

Vorrei quindi sottolineare quello che secondo me è l'unico approccio possibile per risolvere la questione una volta per tutte. Concettualmente è molto semplice: basta partire dal fatto che per chi dirige questi settori economici e queste imprese si può parlare di responsabilità oggettiva derivante da "omissione di controllo"; un dirigente di un'impresa o un'azionista di riferimento non possono non sapere che un collaboratore sta corrompendo un giudice per far ottenere all'azienda una sentenza favorevole (non faccio nomi ne metto link, dovrebbe essere chiaro a chi mi riferisco...e non è a Moggi). I casi sono due: lo sanno benissimo e sono quindi complici, oppure non lo sanno e sono quindi colpevoli di non aver vigilato a dovere. Responsabilità diverse, ma comunque pesanti, perché non è accettabile ne l'essere complici di illeciti (ovviamente), ne guardare solo ai risultati senza indagare i metodi con i quali questi vengono ottenuti dai propri collaboratori. Questo è secondo me l'unico sistema che può portare a fare pulizia, cioè alla neutralizzazione nel mondo economico e nella società civile di tutte le forze che utilizzano sistematicamente la corruzione come metodo di governo (dell'impresa).

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