Fascinazioni: Rete, comunicazione e tecnologie sociali

martedì, maggio 16, 2006

Le donne online...

Avviso: ciò che state per leggere è frutto di una percezione, non di una ricerca con pretese di rappresentatività.

Le donne online sembra che soffrano - quantomeno in Italia - di un atteggiamento più passivo e meno coinvolto rispetto all'Internet.
Lo noto anche nel mio lavoro: le campagne online rivolte al target maschile, soprattutto quelle che prevedono un concorso, la registrazione, la partecipazione ad un gioco o la fornitura di un contributo, vanno sempre molto bene, mentre la stessa tipologia di campagna destinata al mondo femminile va sistematicamente a rilento, fa fatica ad ottenere click e registrazioni/partecipazione a community.


A questo punto le ipotesi sono due:

  1. Le donne italiane, anche online, sono meno emancipate rispetto alla media ad esempio dei paesi nord europei...anche quando si tratta di Internet (ma pure la Spagna, paese mediterraneo, mi sembra stia progredendo in quanto ad emancipazione culturale. a differenza nostra...aggiungo); questa non è una colpa ma un triste retaggio culturale, che vede la donna mediamente posizionata ai margini (più o meno contenta di questo "status");

  2. Le donne italiane online sono invece culturalmente evolute rispetto a quelle che non navigano ma gli inserzionisti e le aziende non se ne sono accorti, per cui essi continuano a proporre le solite stronzate a base di oroscopi, giochi stupidi e "test della personalità insignificante" che hanno fatto storia sulla carta stampata; a causa di questo differenziale tra domanda latente e offerta presente, la partecipazione alle iniziative (leggi campagne) delle donne online è inferiore alle aspettative.

Qual'è la visione corretta?
Una via di mezzo...sicuramente ;-), nel senso che c'è del vero in entrambi i punti. Se di mancanza di emancipazione si tratta, ciò è sicuramente dovuto anche ai media e alla posizione che l'editoria, i media, la pubblicità, assegnano al genere femminile.
La mia teoria è che se l'inserzionista pubblicitario, online ma anche offline, produce continuamente una realtà dove la donna è sostanzialmente una deficiente e una superficiale, questa finirà anzitutto per crederci un pò, e qualcuna magari anche a crogiolarsi in questo vuoto pneumatico, ma poi la maggior parte procederà anche con l'alienazione nei confronti della comunicazione e con una scarsa reattività nei confronti del messaggio, evidentemente giudicato poco stimolante...a ragion veduta.

In sintesi, diamo alle "nostre" donne qualche spazio online realmente partecipativo, comunicativo, dove possano pensare e rispondere a stimoli culturali (per quanto possa essere culturale una comunicazione di prodotto, ma è comunque uno spazio dove si può "giocare") e scopriremo secondo me tassi di risposta inaspettatamente alti. Mi stupisce che ciò non accada già, considerando l'alta percentuale femminile nelle professionalità del marketing e della comunicazione.

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