La banca delle buone intenzioni...
E' online la versione italiana di Pledgebank.com (pledge = impegno, promessa), sito web nel quale le persone di impegnano a portare a compimento una determinata azione, purché altre persone manifestino la medesima intenzione. Ad esempio vi si può trovare la promessa fatta da un navigatore di donare 100 € ad un'associazione missionaria solo se altre 10 persone si impegneranno a fare lo stesso.
E' facile intuire che, data la visibilità ottenibile tramite questo "strumento di contaminazione e diffusione delle idee", l'utilizzo principale riguarda le buone azioni quotidiane (come le donazioni); secondo me però si potrebbe andare oltre.
Personalmente vivo spesso la voglia di cambiare qualcosa, in meglio ovviamente, perché (come si intuisce leggendo alcuni post di questo stesso blog), sono veramente molte che cose che ritengono non funzionino nel nostro paese. Non so mai però da che parte cominciare per andare oltre all'opera di divulgazione che faccio verso le persone con le quali sono direttamente a contatto (amici, colleghi), al fine di portare le mie intenzioni su vasta scala; non sono infatti un "militante politico/partitico", non ho mai militato in associazioni, non ho quindi "appoggi" particolari da poter far fruttare.
Pensavo così, ma spero di non spararla troppo grossa, che Pledgebank.com può essere, oltre che uno strumento per venire a conoscenza di buone intenzioni alle quali aderire, anche un sistema rapido ed efficace per diffondere istanze di ampio respiro potendone testare in tempi rapidi la diffusione ed il "gradimento". La mia speranza quindi è che lo strumento si presti anche per iniziative più ampie della semplice donazione o dell'iniziativa di boicottaggio di un particolare prodotto. Penso ad esempio alla raccolta di adesioni per proposte di legge di iniziativa popolare o altre iniziative di eguale potenza riformatrice, ad esempio in termini di adesioni a comportamenti molecolari che, sulla quantità, sono in grado di produrre un cambiamento radicale (tra gli esempi citati sul sito c'è "Mi impegno a incominciare a riciclare i rifiuti se 100 persone della mia città faranno lo stesso"). La cosa può avere la sua funzione radicale di trasformazione, ovviamente se coloro che dichiarano la propria adesione danno poi seguito alla buona intenzione, mettendoci se necessario la faccia.
Insomma, questa Rete, che ormai molti anche in Italia frequentano da un tempo significativo (+ di 5 anni...personalmente ormai sono 11 anni) sta sostituendo i sistemi di comunicazione mediata (di massa) nella formazione delle identità delle fasce più giovani e attive. Anche gli strumenti sociali come Pledgebank.com hanno il loro ruolo nella formazione delle identità, tramite istanze individuali che i proponenti vorrebbero veder "collettivizzate". Anche le identità diventano "collettive".
La Rete, spazio molecolare per eccellenza, costituisce ormai il DNA - condiviso - dello sviluppo sociale futuro, nel quale le persone riscoprono l'intraprendenza, abbandonando la passività, l'inazione, l'indolenza e lo spirito conservativo che induce molti a pensare: "se non cambio le cose continuerò ad andare -benino- come faccio ora, se cambio le cose invece rischio di perdere quello -poco- che ho", con il risultato che, altrove (penso all'estero ma anche ad alcune "nicchie" su suolo italiano), c'è qualcuno evolve mentre chi rimane fermo sulla sua posizione (illuso di mantenere il suo status) in realtà sta perdendo posizioni...
E' facile intuire che, data la visibilità ottenibile tramite questo "strumento di contaminazione e diffusione delle idee", l'utilizzo principale riguarda le buone azioni quotidiane (come le donazioni); secondo me però si potrebbe andare oltre.
Personalmente vivo spesso la voglia di cambiare qualcosa, in meglio ovviamente, perché (come si intuisce leggendo alcuni post di questo stesso blog), sono veramente molte che cose che ritengono non funzionino nel nostro paese. Non so mai però da che parte cominciare per andare oltre all'opera di divulgazione che faccio verso le persone con le quali sono direttamente a contatto (amici, colleghi), al fine di portare le mie intenzioni su vasta scala; non sono infatti un "militante politico/partitico", non ho mai militato in associazioni, non ho quindi "appoggi" particolari da poter far fruttare.
Pensavo così, ma spero di non spararla troppo grossa, che Pledgebank.com può essere, oltre che uno strumento per venire a conoscenza di buone intenzioni alle quali aderire, anche un sistema rapido ed efficace per diffondere istanze di ampio respiro potendone testare in tempi rapidi la diffusione ed il "gradimento". La mia speranza quindi è che lo strumento si presti anche per iniziative più ampie della semplice donazione o dell'iniziativa di boicottaggio di un particolare prodotto. Penso ad esempio alla raccolta di adesioni per proposte di legge di iniziativa popolare o altre iniziative di eguale potenza riformatrice, ad esempio in termini di adesioni a comportamenti molecolari che, sulla quantità, sono in grado di produrre un cambiamento radicale (tra gli esempi citati sul sito c'è "Mi impegno a incominciare a riciclare i rifiuti se 100 persone della mia città faranno lo stesso"). La cosa può avere la sua funzione radicale di trasformazione, ovviamente se coloro che dichiarano la propria adesione danno poi seguito alla buona intenzione, mettendoci se necessario la faccia.
Insomma, questa Rete, che ormai molti anche in Italia frequentano da un tempo significativo (+ di 5 anni...personalmente ormai sono 11 anni) sta sostituendo i sistemi di comunicazione mediata (di massa) nella formazione delle identità delle fasce più giovani e attive. Anche gli strumenti sociali come Pledgebank.com hanno il loro ruolo nella formazione delle identità, tramite istanze individuali che i proponenti vorrebbero veder "collettivizzate". Anche le identità diventano "collettive".
La Rete, spazio molecolare per eccellenza, costituisce ormai il DNA - condiviso - dello sviluppo sociale futuro, nel quale le persone riscoprono l'intraprendenza, abbandonando la passività, l'inazione, l'indolenza e lo spirito conservativo che induce molti a pensare: "se non cambio le cose continuerò ad andare -benino- come faccio ora, se cambio le cose invece rischio di perdere quello -poco- che ho", con il risultato che, altrove (penso all'estero ma anche ad alcune "nicchie" su suolo italiano), c'è qualcuno evolve mentre chi rimane fermo sulla sua posizione (illuso di mantenere il suo status) in realtà sta perdendo posizioni...






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