Fascinazioni: Rete, comunicazione e tecnologie sociali

venerdì, dicembre 30, 2005

Il futuro dei desktop

In ambito aziendale è già da un pò che si ipotizza l'avvento su larga scala dei "thin client", cioè PC ridotti al minimo indispensabile (in teoria costituiti da cpu, ram, monitor, tastiera/mouse/lettori ottici, forse un hard disk ma soprattutto una scheda di rete ultraveloce) connessi ad un server sul quale risiedono le applicazioni e lo spazio per la memorizzazione dei documenti.
Ricordo che, ormai quasi trent'anni fa, era già così in alcuni uffici; ad esempio mio padre lavorava su un terminale connesso ad un mainframe centrale (in realtà distante pochi metri) sul quale risiedevano dati e applicazioni (era della Bull, per la cronaca). Negli anni successivi è accaduto che le applicazioni sono diventate più complesse e pesanti, per cui le velocità di rete tecnicamente possibili si dimostravano insufficienti a gestire applicazioni installate in remoto ad una velocità accettabile.
Oggi le velocità di rete sono aumentate, per cui ridiventa possibile pensare ad una diffusione del "thin client", soprattutto in ambito aziendale...ma non solo.

Con la velocizzazione delle connessioni ad Internet (vedi fibra ottica e co.) si può ipotizzare anche ad un desktop remoto (vale a dire "installato" su un server in una server farm ed accessibile via login/password) nel quale siano memorizzati dati e applicazioni; anche in questo caso credo che l'ambito di impiego sia soprattutto aziendale (ma mai porre limiti all'immaginazione) e il vantaggio risiede nella possibilità di fruire di una potenza di calcolo superiore senza costi fissi di manutenzione - è difatti un modello ASP, quindi di outsourcing tecnologico, con modalità di accesso tramite canone di abbonamento "all inclusive" (che includerebbe quindi anche eventuali upgrade software).

Tutte queste architetture di accesso remoto a soluzioni applicative potrebbero migliorare anche l'accessibilità (che è una importante leva del marketing) al software, aprendo lo spazio per modalità di abbonamento/pagamento adattabili a diverse realtà: penso ad esempio al concetto estremo di software on-demand - che detto in soldoni significa "pago solo quando lo uso".
I produttori di software dovrebbero quindi prendere atto (in ogni caso) che è frutto di una concezione obsoleta la vendita di licenze software "a vita" per l'utilizzo di applicativi che dopo qualche anno diventano, anch'essi, obsoleti. Sarebbe molto più interessante avere licenze a tempo, basate anche sull'effettiva frequenza d'uso (nonché sul n° di utenti che possono utilizzare l'applicazione contemporaneamente), il tutto naturalmente a condizioni più vantaggiose di una licenza senza limiti.
Detto tra noi, credo che buona parte della pirateria (in particolare dell'under licensing) sia dovuto alla mancanza di ascolto del mercato da parte delle grandi software house: nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, mancano sul mercato formule di licenza soddisfacenti per realtà che non siano grandi o grandissime aziende...e non parliamo dei privati, i quali per sfruttare tutte le potenzialità delle loro macchine dovrebbero spendere migliaia e migliaia di euro (ma le software house, quando fanno il piano di marketing di una linea di prodotti, si interessano del potere d'acquisto del consumatore?...e mettono coscientemente sul mercato dei prodotti inaccessibili a molti?).

La soluzione costituita da uno (o più) thin client connessi ad un server che gestisce gli applicativi e eroga la potenza di calcolo potrebbe avere un certo successo anche in ambito casalingo, se e quando il marketing di alcune aziende (vedi Microsoft, ma non solo) deciderà di puntarci con decisione. In questo caso il server potrebbe essere un pc super accessoriato, con schede di rete e wi-fi a banda larga oppure una sorta di media center potenziato; questo server casalingo dovrebbe poter dialogare con diversi terminali, quindi non solo thin client che fungano da PC ma anche device per ascoltare musica (sono già in vendita mini-device senza fili, si chiamano Digital Audio Receiver, vedi ad esempio il modello proposto da Creative), per videogiocare (come sopra, mini-device senza fili da trasportare di stanza in stanza), ed anche per vedere la tv, navigare, ascoltare la radio, ecc...
E' quindi un'evoluzione del media center che - immagino - nei laboratori Microsoft (e non solo) sia già stata pensata e anche in fase di sviluppo. Ciò che manca è il marketing che la spinga...ci vanno cauti dopo che il lancio alla fine del 2003 di Windows Media Center è andato peggio delle previsioni (ma erano le previsioni ad essere sbagliate, probabilmente).

Basta che quando decideranno di lanciarlo sul mercato scelgano bene il momento e valutino bene la leva del prezzo...rischiano un secondo flop (il primo è naturalmente quello di Windows Media Center) se non considerano il potere d'acquisto del consumatore; il problema è che in questo periodo è sempre più difficile per il marketing scegliere il momento più proficuo per lanciare un prodotto, dal momento che l'indebitamento, proprio per l'acquisto di beni tecnologici o della casa che dovrebbe ospitarli è sempre più diffuso e pesa sui bilanci famigliari durante tutto l'anno solare.

Technorati tags: remote computing, media center, wireless computing, digital audio receiver.

mercoledì, dicembre 28, 2005

La forza della ragione?

No, non è un tributo ad una famosa scrittrice la cui "ragione" significa più o meno: "io ho la ragione, me la son data, tu che non ce l'hai sei arabo o comunista o una checca deboluccia e percio fiancheggiatrice del terrorismo". No, parlo della ragione che significa rappresentazione onesta delle fonti e delle informazioni, in maniera inconfutabile.
Non posso aggiungere niente a ciò che ha scritto Eugenio La Mesa nel suo post sul famigerato "contratto con gli italiani"; posso solo invitare a leggere.

Tutto ciò mi fa pensare che, per quanto i furbetti dello scranno in combutta con quelli del quartierino, del mattone, della trivellazione di grotte amiantate, ecc...ecc... siano oggi forti, essi sopravvivono solo grazie a leggi liberticide e grottesche di un sistema che non può durare a lungo (un pò come i monopolii, cultura imprenditoriale dalla quale - non a caso - proviene il sommo rappresentante politico degli ultimi anni). Come i vari muri, crollerà anche il (finto) liberalismo, perché amministrato con avidità e scarso senso della misura da parte di chi sta in alto...a tempo debito si quantificherà quanto ciò ci sarà costato in termini di inviluppo culturale e sociale, prima ancora che economico.

Vabbé, in definitiva volevo sottolineare come ciò che rilevavo quando parlavo della candidatura Moratti a sindaco di Milano - rilevavo l'esistenza sul web di un popolo
dotato di maggiore consapevolezza rispetto alla media sui temi politici ed economici, nonché degli strumenti per diffondere la ragione - esiste davvero ed è testimoniato molto limpidamente (più anche dello stile di blogging di Beppe Grillo) dalla lucida analisi di La Mesa.
Ciò probabilmente spiega anche l'utilizzo ridicolo e marginale che i politici italiani che hanno cose da nascondere (in prima persona, o nel loro schieramento di appartenenza) fanno del web...ovvero un utilizzo poco partecipativo e per nulla rivolto alle "intelligenze in rete". Un utilizzo fatto tanto per dire che hanno impegnato delle risorse anche su questo "nuovo" strumento.

Technorati tags: internet e politica, contratto con gli italiani, politica.

lunedì, dicembre 26, 2005

Mashup per tutti

Mashup, per chi ancora non ne ha sentito parlare, è un termine derivato dal mondo della musica, nel quale designa un genere musicale di canzoni composte utilizzando parti di diverse canzoni.
Nell'Internet indica invece la fusione di diverse fonti informative - l'esempio più classico sono i mashup tra Google Maps e altre fonti, come le aste su Ebay, i database di offerte immobiliari o le news - in modo tale da creare una nuova "vista" di ciò che già è online.

Mashup è ormai un termine in voga, insieme ad Ajax e a Web 2.0, ma in realtà è solo un tool che viene usato, nella maggior parte dei casi, per scopi utili (quelli sopra citati); accanto a questo utilizzo i mashup rappresentano, a mio modo di vedere, anche l'attitudine "culturale", non propriamente colta dal mondo dell'informazione "mainstream", di trovare nuove strade "post-post-fordiste" di auto espressione e di fusione di generi, nonché di ricerca di una socialità diffusa e trasversale rispetto alle strade e ai luoghi "psico-geografici" che la quotidianità in qualche modo impone di frequentare.
Ciò non è stato propriamente colto dall'informazione e quindi sembra una novità, ma in realtà non lo è...è un lungo processo nato dalle comunità virtuali, quindi da un bel pò di tempo; una realtà della quale parla ad esempio Howard Reinghold su Smart Mobs.

Nel mondo della comunicazione e della pubblicità, sempre pronto ad assorbire tendenze, quella del mashup può essere una tendenza che porta il messaggio a slegarsi dal medium (ovvero dalla forma rappresentativa) per essere plasmabile ad opera dell'utente finale (il destinatario) e in ogni caso progettato in modo da assumere diverse forme in base al contesto anziché al medium.
Questo è ciò che vorrei vedere (e che ritengo abbia anche un valore strategico e di marketing), per uscire dalla rigidità e dalla iniquità della comunicazione di cui si dice sempre "il 50% dell'investimento è sprecato, ma non si sa quale 50%", perché ritengo che non abbia molto senso ragionare per compartimenti chiusi, corrispondenti ai diversi mezzi di comunicazione - sistema di lavoro che comprende anche l'organizzazione di agenzie e centri media (ma non so se questa è una concausa o la conseguenza di una forma mentis a mio parere sbagliata).

Technorati tags: mashup, online marketing.

sabato, dicembre 24, 2005

Candidato MI

Il candidato sindaco Letizia Moratti ha ufficializzato poco più di una settimana fa ai milanesi la sua candidatura...non propriamente a tutti i milanesi...però.
La scelta "comunicativa" è stata di inaugurare la candidatura con una conferenza stampa di fronte ad un gruppo d'elite; mi riferisco in particolare agli imprenditori invitati alla prima conferenza stampa da candidato che la Moratti ha tenuto mercoledì scorso.
Personalmente non ho molta stima di molta parte della classe imprenditoriale, ma questo potrebbe essere un "problema mio"; è che non stimo chi dimostra di preoccuparsi non dello sviluppo di tutto il sistema (perché come qualsiasi persona capisce, sviluppo sistemico significa sviluppo anche per le imprese) ma di erodere risorse dal sistema (che siano favori, aiuti di stato in odor di conflitto di interessi o altro), impoverendo tutti ma arricchendo se stessi (per poi fuggire verso l'est, europeo o asiatico, quando non c'è più nulla da erodere)...

Comunque la scelta "strategico/comunicativa" del candidato Moratti è stata di rivolgersi a questa elite per la sua prima conferenza stampa da candidato sindaco.

Ciò sembra essere in contraddizione con la scelta di impostare il sito web www.letiziamoratti.it come strumento di dialogo con la "base"; questo almeno nelle intenzioni, perché se guardiamo a come questa intenzione è stata tradotta, vediamo tante bacheche quante le vie e le piazze di Milano (erroneamente chiamate blog, accessibili alla voce "di la tua"), all'interno delle quali si possono lasciare commenti solo su 5 temi prestabiliti: ambiente, traffico, protezione sociale, casa, sicurezza.
Mancano sicuramente argomenti importanti, come lo sviluppo culturale della città, l'onestà delle classi dirigenti, l'economia cittadina, perché probabilmente queste tematiche avrebbero portato troppi messaggi scomodi (ad esempio sulla corruzione, sull'illegalità diffusa non tanto da lavavetri e commercianti ambulanti, quanto dai salottieri dei salotti buoni, su quanto è avvenuto intorno al teatro La Scala qualche mese fa, ecc....); insomma...lasciar aperta la discussione avrebbe significato trovarsi di fronte a democrazia pura, al dilemma tra il lasciare online messaggi che che dicono cose controproducenti per il candidato e tra il dover effettuare un forte lavoro di moderazione (censura) altrettanto controproducente per il candidato. Ecco perché la discussione è stata chiusa ai 5 temi di cui sopra...immagino.

L'organizzazione delle bacheche, evidentemente troppo frammentata, è ingestibile anche dal punto di vista del navigatore...perché non c'è un aggregatore dei messaggi postati per zona o per tutta la città; per leggere i nuovi post bisogna aprire il dominio dedicato ad ogni via...e spulciare...chi ha voglia di farlo? Non credo che ne abbiano voglia i navigatori, e credo che non lo faccia nemmeno il candidato che dice di voler ascoltare il "cuore di Milano".

Gli RSS sono strumenti banali e alla portata di tutti; una persona come la Moratti, a suo dire sensibile alla tecnologia, alla ricerca, e oltretutto imprenditrice attiva nel mondo dei media, non ha sentito il dovere di far implementare questo semplice sistema per mantenere aggiornati i navigatori sugli aggiornamenti delle bacheche e della home page; per questo la mia sensazione complessiva è che la sua candidatura sia fredda per come è stata pianificata, per come è iniziata con l'elitaria conferenza stampa, per come si presenta on-line (chiusa alla partecipazione, nonostante le dichiarazioni, e "ostica da navigare").

Il sito web non parla al cuore dei navigatori (milanesi o meno), perché non permette di discutere di quelle istanze, quali economia, partecipazione politica, corruzione materiale e dei costumi culturali, sulle quali il popolo di navigatori dimostra di avere maggiore consapevolezza rispetto alla media.
La chiusura degli spazi di discussione, la difficoltà materiale di partecipare alle bacheche (data la loro frammentazione in vie, piazze, vicoli) non coinvolgono l'elettorato moderato (e indeciso), lasciando spazio solo a chi ha già idee vicine a quelle della destra; per ora il sito web non sposta quindi gli equilibri elettorali, attirando chi è già convinto di votare a destra e non cambierà mai idea, indipendentemente dal candidato che la CDL ha scelto.

Certamente...la campagna è appena iniziata, difficile aspettarsi che potesse andar a colpire gli indecisi dopo una sola settimana on-air, ma ciò si potrebbe comunque agevolare, con l'apertura alla discussione su temi condivisivi dal cuore dei milanesi, quello vero, non quello che Moratti (o chi per lei) ha creduto di individuare nelle 5 categorie di discussione. I milanesi sono anche coloro che prestano il loro tempo professionale (quindi la maggior parte della loro quotidianità) a Milano; d'accordo che molti di questi non voteranno perché vengono da comuni limitrofi, ma i professionisti sono una forza sul web, nel senso che possono spostare gli equilibri di preferenza...se si dimostra attenzione alla loro voglia di lavorare in un ambiente economico/culturale sano, non corrotto...e umano.
Non posso credere che il comitato, o la Moratti stessa, non abbiano considerato questo fattore...anche se sembrerebbe di sì.

Anche il centro-sinistra, per la presentazione dei candidati ufficiali alle primarie che si terranno a gennaio, ha però scelto la formula chiusa: niente domande libere per i giornalisti, solo una specie di talk show gestito da Parenzo di TeleLombardia e Villa di Telecity. Ferrante (uno dei candidati) in particolare ha fatto dei discorsi sullo stile "ho già vinto", e anche gli altri (a parte Davide Corritore) si sono spesi per far sembrare delle primarie dal risultato scontato delle vere primarie. Per approfondimenti si veda Onemoreblog.

Technorati tags: letizia moratti, elezioni, sindaco, milano.


giovedì, dicembre 22, 2005

Quante cose si potrebbero fare...

...con 220 milioni di euro.
Ad esempio: portare la banda larga in quei comuni, pur in zone altamente industrializzate, nei quali l'incumbent (e tantomeno la concorrenza) vuole portarla perché economicamente sconveniente (secondo parametri altamente opinabili...del tutto contestabili).

Invece, come tutti sanno, questa cifra è stata usata per finanziare un progetto (la tv digitale terrestre) venduto alle "masse" come tecnologia per abbattere il digital divide. Niente di tutto questo s'è visto, ma i soldi qualcuno se li è intascati...così l'Italia è indagata dalla commissione europea per aver dato aiuti di Stato ad un'azienda privata (cosa che non si può fare) e il primo ministro è indagato dall'anti-trust italiano (con notevole ritardo, e ho dubbi che porterà a termine in maniera efficace l'azione) per aver favorito l'azienda di suo fratello - produttrice di decoder DTT...peraltro abbastanza obsoleti già oggi - tramite il finanziamento a pioggia dell'anno scorso.

Se le aziende, cioè i broadcaster italiani (in particolare quello privato), hanno bisogno degli aiutini per stare sul mercato, la domanda spontanea è: ce la farebbero ad andare avanti sulle loro gambe?

lunedì, dicembre 19, 2005

Brand extension



Oggi ho ricevuto il messaggio direct e-mailing visibile cliccando sull'immagine in miniatura. Reclamizza un servizio de "la Repubblica" (sì, il quotidiano nazionale) denominato "Repubblica voice".
Di che si tratta? A prima vista di un servizio Voice over IP tipo Skype; leggendo meglio il messaggio si scopre che è la fotocopia di Skype, almeno a livello di selling proposition: chiamate gratuite da pc a pc, a tariffa vantaggiosa per le chiamate da pc a telefono fisso o cellulare.

Brand extension, è il titolo del post, perché credo che l'iniziativa del Gruppo Editoriale L'Espresso (ah, la DEM mi è arrivata via KwDirect) rientra proprio in questo tipo di "strategia": allargare il brand includendovi servizi che, si suppone, il fruitore tipo della nostra marca altrimenti andrebbe a cercare da altri. Esempi tipici di brand extension si hanno nel settore dell'automotive: Mini di BMW come seconda macchina (o macchina per la città, per la moglie, per i figli) per famiglie nelle quali i capi-famiglia sono fedeli utenti di ammiraglie della casa tedesca.


Come filosofia potrebbe funzionare anche per "Repubblica voice": l'editore offre un servizio di Voice over IP a utenti particolarmente attivi online (quali quelli che frequentano i siti di notizie), perché tanto questi utenti, se non da Repubblica, andrebbero a comprare il servizio da un altro.
Sembra non fare una piega, eppure personalmente rilevo che come iniziativa è in anticipo sui tempi: non vedo male l'idea di un editore che si mette a fare l'operatore di telecomunicazioni, anche se potrei non condividerne il valore strategico (a livello di coerenza) e non capisco quale valore aggiunto ne dovrei ricavare come utente (rispetto a servirmi di Skype o altri), ma temo semplicemente che la domanda che Repubblica spera di intercettare non c'è (mentre la domanda di piccole automobili di marca BMW da parte dei padri famiglia di cui sopra c'era, sebbene inespressa).

Technorati tags: Voice over IP, brand extension.

domenica, dicembre 18, 2005

Sondaggio sulla blogosfera

Sono online i risultati del sondaggio di blogo.it sulla blogosfera italiana (per il quale era stato ospitato il banner anche su questo blog).
I risultati, oltre al dato generale - relativo al profilo dell'audience generica dei blog - presentano una suddivisione per blog commerciali e blog non commerciali. Non mi è chiaro come è stata operata questa classificazione, chiederò delucidazioni.

Alcune evidenze:
  • il 25% dei "blog-lettori" è senza reddito: lo so, di solito si parte con i dati positivi...ma tutto si spiega probabilmente con il dato seguente;
  • il 20% degli utenti è studente; la percentuale è più alta se si considerano solo i blog non commerciali (29%);
  • le motivazioni più evidenti che spingono a leggere i blog sono: 35% - perché presentano "notizie fresche, 21% - perché presentano "notizie che non si trovano altrove", 21% - perché vi si troverebbe "più onestà e meno censura";
  • un dato che interesserà molto chi fa business online: il 25% degli utenti acquista online per un valore di 200+ euro; il 25% però non acquista affatto (coinciderà con il 25% di senza reddito?); il dato comunque è buono, nel senso che il 75% di fatto acquista online;

Technorati tags: sondaggio, blog, blogosfera, blogo.it.

sabato, dicembre 17, 2005

Ioscelgo.it

Si avvicina la stagione elettorale, anche se consultando le news sembra sempre di essere in campagna, data l'eccessiva importanza che si da all'opinione dei politici su ogni cosa; comunque, ecco un blog politico, Ioscelgo.it, da consultare nelle pause di lavoro, per non lasciarsi fossilizzare troppo dalla routine lavorativa che la "moderna" organizzazione lavorativa impone.
In realtà Ioscelgo.it non è proprio un blog ma uno spazio di partecipazione e informazione, almeno così si direbbe vedendo com'è strutturata l'home page e anche leggendo ciò che dice uno degli autori del progetto.

Se, come sostiene Davide Corritore (ex SWG, candidato alle primarie dell'Unione per scegliere il candidato sindaco di Milano), Internet è importante per la politica e il "popolo della Rete" sarebbe meno astensionista rispetto alla media nazionale, allora blog come Ioscelgo.it hanno perfettamente senso...

Technorati tags: politica, blog.

giovedì, dicembre 15, 2005

Il problema degli eventi...

Dopo aver partecipato (come annunciato su questo blog) martedì scorso a E-mail Power, posso parlare un pò delle mie sensazioni; di fondo non posso che dirmi deluso...e spiegherò perché.

Sicuramente gli speech sono stati tutti molto interessanti, ma l'organizzazione non è stata in grado di far rispettare la tabella di marcia (anche per responsabilità di alcuni oratori), per cui la tavola rotonda finale dove Riccardo Raichi di Cepu, Gretel Sello di IULM, e responsabili di IR TOP ed Esperya (dei quali non ricordo il nome...e ho anche la sensazione di dimenticarmi un'azienda presente) discutevano delle loro esperienze, è andata praticamente deserta; a occhio erano presenti in sala 20-25 persone.

L'evento aveva anche degli sponsor (tra i quali l'agenzia dove lavoro) che presentavano le proprie soluzioni per l'e-mail marketing; il problema è che l'evento come organizzato (per location e agenda) si è dimostrato inadeguato a indirizzare "traffico" in direzione dei mini-stand.
Sicuramente, e questa è una nota positiva, il profilo dei partecipanti mi è sembrato medio-alto, ma più interessato alle conferenze (dalle quali raccogliere casi aziendali) che alle soluzioni dei singoli operatori. A saperlo prima, a mio parere, si sarebbe potuto evitare un dispendio di energie optando per una partecipazione diversa, più "informale".

Cmq, dal mio punto di vista giudico positivo che i potenziali clienti siano più interessati a raccogliere casi aziendali (quindi best practice) piuttosto che concentrarsi sulle piattaforme tecnologiche.

Non voglio arrivare a sostenere che le piattaforme di e-mail marketing, tipo ContactLab, siano commodity, ma ci vado vicino; di sicuro tra una buona strategia di marketing online e una buona piattaforma, è la prima a fare la vera differenza...mentre la seconda è solo uno strumento abilitante della strategia...e di piattaforme valide sul mercato ce ne sono diverse.

E-mail Power è stato il primo evento sull'e-mail marketing organizzato da Wireless; l'organizzazione ha già anticipato, in maniera informale, che l'anno prossimo ci sarà un evento di maggiore portata (non si sa ancora la data precisa, comunque durante la primavera inoltrata), per cui staremo a vedere come andrà la prossima volta.

mercoledì, dicembre 14, 2005

Skills shortage

Ai tempi del "Web 0.1 beta", vale a dire tra il 1996 ed il 2000, si sentiva parlare frequentemente di skill shortage. Ai tempi però era una delle str...... da sbronza dotcom che alludeva alla sottrazione (a suon di dollari) di talenti tra grandi (e sopravvalutate) imprese della new economy e alla presunta mancanza sul mercato di competenze per costruire il nuovo mercato.
Tuttavia lo skills shortage, e più precisamente la mancanza di talenti adeguati a prefigurare un media landscape meno ottuso e più aperto alla diversificazione/miglior contestualizzazione delle attività di comunicazione, sembra essere un fatto reale.
Tutto sommato non vorrei per forza vedere talenti fatti e finiti, basterebbero persone di potenziale, in grado di immaginare ciò che ancora non è stato fatto (mi rendo conto che "parlo vago").

Quando parlo di immaginare, penso al processo di invenzione dei grandi designer, più che all'attuale approccio al "media management", fortemente orientato alla contabilità e alla contrattazione.

Penso a un media manager che sia anche un vero esperto della comunicazione e delle possibilità annesse, dei linguaggi e delle tecnologie nei media, in grado di sviluppare nuovi format e adattare i linguaggi. Penso quindi ad un media manager che NON sia un mero esperto di acquisto e vendita di spazi (per quanto bravo, perfetto conoscitore di tutte le dinamiche per fare ottimi e strategici acquisti dalle concessionarie, ecc...ecc...).

Penso che le facoltà di Scienze della Comunicazione e le lauree triennali in genere, celebrate perché darebbero gli strumenti per affrontare il mondo del lavoro (cosa che invece le altre facoltà non farebbero), raggiungono lo scopo parzialmente, insegnando a lavorare nello scenario di oggi (o magari di qualche anno fa, a seconda dell'aggiornamento di chi insegna)...tralasciando di insegnare ad inventare una professione, come avevano fatto coloro che si sono inventati tutte le professioni del ramo pubblicitario (in tempi relativamente recenti) senza alcun percorso formativo specifico.

Il risultato di questa prassi universitaria è che l'evoluzione, in tutti i campi, è fortemente ostacolata (se non bloccata), perché il materiale umano che il mondo formativo crea è qualitativamente insufficiente.


Penso che le università non dovrebbero limitarsi ad offrire gli strumenti per lavorare oggi (questo non è l'interesse dello studente, bensì è l'interesse di chi vuol reclutare manodopera in fretta e magari anche in maniera "economicamente conveniente"), ma dovrebbero offrire cultura di base (che oggi pare brutta, perché non monetizzabile) al fine di creare persone in grado di inventare (non lavoratori in grado di eseguire) in maniera sistematica e non solo grazie ad illuminazioni e lampi di genio (che potrebbero anche non venire).

Technorati tags: mondo del lavoro, università, formazione.

lunedì, dicembre 12, 2005

E-mail Power

Annunciazione ;-)
Domani pomeriggio sarò qui.
E-Mail Power è un evento organizzato da Wireless, società che ha iniziato come casa editrice della testata Go Wireless e oggi sta espandendo la sua area d'affari all'organizzazione di eventi.
L'evento, naturalmente incentrato sull'utilizzo dell'e-mail a scopi di marketing e comunicazione, si presenta come molto ricco, nonostante sia stato organizzato quasi come un last minute, grazie alla presenza di esperti di comunicazione e soprattutto responsabili aziendali che faranno una tavola rotonda a chiusura del pomeriggio. L'agenda è qui.
Sono abbastanza contento di poter partecipare, se non altro perché so che rivedrò alcune delle persone con le quali ho stretto legami in questi mesi di full immersion nell'advertising via web (in passato infatti ho sempre tenuto i piedi in due scarpe...un pò online, un pò offline).
Ultima nota, su ImLog potete scaricare un invito personalizzato, che vi qualifica come Imloggers ;-); l'ingresso è aperto a tutti (e gratuito) e la sede dell'evento è via Meravigli, all'interno di Palazzo Turati (sede della camera di commercio).
A domani ;-)

sabato, dicembre 10, 2005

Old but new...

Un post un pò più "leggerello" rispetto ad altri, giusto per non parlare sempre di cose tecniche legate a comunicazione e Internet...anche se la comunicazione, in ciò che dirò, c'entra sempre.

Un
blogger fa notare come via sia una somiglianza stilistica tra la copertina dell'ultimo disco di Madonna e il disco di...scopritelo qua.

Nel mondo della moda in particolare, non è infrequente la ripresa tout-court di stili e attitudini in voga almeno due decenni prima (a volte anche meno), ma negli ultimi tempi mi sembra che tutto lo star system stia toccando il punto nadir della fantasia, presentando un revival che è il tentativo di far passare un prodotto di livello medio-basso (nella fattispecie parlo della grafica, ma stesso discorso si può fare per certa musica e per lo stile in generale) come qualcosa di nuovo e "cool"; il bello è che ci riescono anche, nel senso che l'azione coordinata di stampa, tv, media in generale, nel proporre questo "messaggio" si dimostra efficace.
Rivedere Heather Parisi che sgambetta in "filmati d'epoca" ci fa ridere, mentre Madonna quando fa il verso a quegli anni, si veste allo stesso modo, ecc. ecc. va bene, anzi è tremendamente "cool".

Nonostante ciò percepisco, nel cuore di ogni consumatore, un latente imbarazzo oggi - e un sicuro imbarazzo tra qualche anno quando realizzeranno di aver speso tanti euro per delle tanto innocue quanto brutte copie di brutti originali.


Technorati tags: Madonna, moda, musica, anni 80.

venerdì, dicembre 09, 2005

Previsioni provvisorie

Ogni tanto mi chiedono, in maniera informale, di fare delle previsioni su quanto accadrà in futuro nello scenario dell'advertising on-line. Io, in maniera altrettanto informale, rispondo con delle "previsioni provvisorie", senza pretese di verità, che in futuro:
  • ci sarà una notevole riduzione dei formati pubblicitari "tabellari" (banner, pop-up, box e bottoni);
  • verrà razionalizzato lo spazio pubblicitario a disposizione sui siti: negli ultimi due anni la crescita è stata caotica e tutti si stanno rendendo conto che non si fa un buon servizio all'investitore posizionando svariati formati sulla stessa pagina. Credo che verrà posto un tetto alla presenza di formati sulla stessa pagina: diciamo max. 2. Questi formati rimarranno molto utili a supporto di iniziative speciali di durata limitata (come quelle per il lancio di prodotti, che per loro natura non possono durare più di qualche giorno) se posizionati in maniera sapiente;
  • siti web e portali tenderanno a privilegiare la vendita a spazio fisso; non più quindi vendita di tot impression o tot click ma acquisto di pacchetti per giorni/settimane/mesi, con magari la possibilità di acquistare solo una determinata fascia oraria;
  • le iniziative speciali, quali la personalizzazione di home page in occasione di eventi speciali (prime visioni di film, lancio di videogiochi o consolle), aumenteranno perché ormai il target di navigatori è abbastanza maturo e numeroso da essere considerato centrale quando si vuol far conoscere un nuovo prodotto (non siamo più "marginali);
  • i formati video, a mio parere, non sfonderanno più di tanto se verranno usati come formati tabellari (cioè incasellati nella tal o talaltra home page, come ad esempio sta facendo Lavazza su Repubblica); discorso diverso se il video è usato per veicolare brand experience (come sta facendo sempre Lavazza, con Carmencita), ma questo, non a caso, non è un uso tabellare del video bensì un uso "virale";
  • subentreranno nuovi spazi per iniziative sul mobile in co-brand con le compagnie telefoniche, e su Internet nuovi spazi per iniziative co-brand tra inserzionista in diretta collaborazione con l'editore;
  • l'advertising contestualizzato, oggi rappresentato in maniera preponderante dal keyword advertising e limitato perciò al web, si espanderà su tutti i device (mobile, TV, outdoor "digitale", radio broadcasting sempre digitale, hotspot wi-fi e bluetooth, ecc...), coinvolgendo quindi non più solo Internet e PC ma l'intera esperienza quotidiana di una persona; in questo senso la pianificazione mezzi verrà soppiantata da un lavoro più ampio di pianificazione del mezzo e contestualizzazione del messaggio, ovvero di scelta del mezzo e della comunicazione in funzione del contesto/attimo di fruizione del messaggio pubblicitario;
  • nel medio/lungo termine quindi verrà ridimensionato il ruolo della comunicazione "ad impression" con il conseguente trasferimento dei budget verso forme integrate di comunicazione aziendale e di prodotto, come quella che sta facendo Nokia per il suo N90 (coinvolgendo ad esempio la blogosfera);

Technorati tags: online advertising, contextual marketing, futuro.

mercoledì, dicembre 07, 2005

Fan 10 milioni di impression…lascio?

Nell’ambito professionale del media buying vige ancora, troppo spesso, la prassi di comprare spazi “al chilo”. Ciò accade anche nell’online media buying, e se posso dire, è ancora più grave perché il web ed il direct e-mail sono veicoli che meglio di altri si prestani al perseguimento di obiettivi strategici e di performance.
La tendenza che ho rilevato è, in parole povere, quella di valutare l’impatto di un formato pubblicitario in funzione dell’area di schermo che occupa: per la precisione sto notando, sia tra chi vende spazi, ma anche tra chi compra (e questo è particolarmente preoccupante), la tendenza ad equiparare formati simili per dimensioni (ad esempio un box 300 x 250 con un pop-under 350 x 350), come se fossero la stessa cosa. In particolare ciò avviene quando il box viene venduto ad un CPM superiore del pop-under (alcuni lo vorrebbero allo stesso prezzo del pop-under, perché tanto “sono uguali”).
Non vorrei entrare troppo a fondo in dettagli “tecnici” sul media-buying (che forse possono anche annoiare qualcuno), però mi limito a sottolineare che il box è una posizione ben più visibile di un pop-under che, una volta chiuso, svanisce.

Ciò che mi premeva sottolineare è che questo tipo di prassi nel media buying non tiene affatto in considerazione gli aspetti strategici legati alla comunicazione. Non è che una cosa vale l’altra, in funzione del prezzo che fa la concessionaria; bisogna cercare di stabilire a priori, in funzioni degli obiettivi del cliente, quali sono i formati idonei, e cercare di affermarli fino in fondo al processo di creazione del piano di comunicazione.
Per favorire questa prassi e aiutare il planner nella giustificazione delle proprie scelte, farebbe molto comodo avere a disposizione informazioni più serie e concrete sulle performance dei formati da parte delle concessionarie. Spesso editori e concessionarie propongono informazioni vaghe, dimostrando di non tenere in considerazione lo storico delle performance realizzate.
Il mestiere del media planner è estremamente appassionante, soprattutto quando ci si deve ingegnare sulla gestione economica da tradurre in buona e utile comunicazione (magari vincolata a performance), ma ciò non può prescindere da

  • criteri di razionalità (senza approssimazione) nell’attribuzione del pricing ai diversi formati;
  • ricerca dell’impression/click di qualità, rapportato agli obiettivi del cliente, da parte delle agenzie di pianificazione;

Technorati tags: online advertising, media planning, media buying.

lunedì, dicembre 05, 2005

Convergenza

Mentre in Italia un operatore mobile si compra una rete televisiva (mi riferisco ad H3G, di cui ho parlato qualche giorno fa), in UK una rete televisiva si compra un operatore di telefonia mobile. La notizia qui.
L'idea è naturalmente quella di creare una convergenza di servizi tra telefonia mobile, banda larga e contenuti tv. In UK hanno dimostrato di saper fare bene con la tv on demand; verranno quindi sfruttate queste fusioni (anche BskyB ci sta pensando, come riportato nell'articolo) per fornire nuovi tipi di contenuti on demand, naturalmente multipiattaforma? (magari contenuti socializzanti, non i goal delle partite).

Technorati tags: mobile, telecomunicazioni, broadcasting.

domenica, dicembre 04, 2005

Facciamola standard...

Sono, già diverso tempo, moderatamente scettico sulla reale convenienza nel pianificare il cosiddetto advertising tabellare (per tabellare si intende, semplificando la pubblicità creata in spazi stabiliti dall'editore; in tv lo spot da 30", su Internet i diversi formati tipo banner, ecc...). Applico questo scetticismo ad ogni mezzo, quindi anche al web e al direct e-mailing, ad esempio.

Nell'ultimo periodo si è amplificata in me la sensazione che questo tipo di comunicazione sia spesso inefficace, oltre che inelegante, perché per sua natura (il modo in cui si sceglie, si acquista, si pianifica) favorisce la creazione di messaggi non ben contestualizzati, sprecati e semioticamente inquinanti.

In sintesi: gli standard sono facili, e la comunicazione tabellare è standard. Chi vuole fare coscientemente una comunicazione standard, indistinta, come tutti? Esiste veramente qualche azienda che ne ha bisogno?

Se si vuole ottimizzare l'investimento, non bisognerebbe ricorrere a metodi e tecniche che lo "pessimizzano", e la
comunicazione tabellare sminuisce il messaggio ma anche il valore del mezzo che la ospita, e non è quasi mai percepita come "valore intrinseco" (diamo un comando "skip ad" anche agli italiani e poi ne riparliamo).

E' auspicabile la fine della comunicazione tabellare (standard e costruita sulle illusioni), e anzi, la fine della comunicazione pubblicitaria in genere, in favore di una comunicazione di marca e di prodotto che riprenda un discorso legato alla realtà, al dialogo sulle esperienze e passioni? Tutto questo discorso, che va ben al di là dell'interattività, della tecnologia applicata alla comunicazione, è fattibile?

sabato, dicembre 03, 2005

Perché no?

L'innovazione è percepita come fonte di "promiscuità e mescolanza", di "sfondamento di rassicuranti categorie"?
Per questo si rifugge dall'innovazione (sia come utenti che come potenziali creatori)?
Ci sono cause sociologiche (e antropologiche) per la scarsa ricerca di base e per la poca innovazione in Italia?
O forse c'entra anche la scarsa competizione a cui sono abituate le imprese italiane, per cui non innovare o innovare in maniera moderata è anche un modo di proteggere, in uno scenario poco competitivo (quasi di cartello, dove la strategia "me too" è dominante), posizioni di rendita investendo il meno possibile?


Ho lanciato questo spunto di discussione su Imlog.

Technorati tags: innovazione, ricerca, mercato, competizione.

venerdì, dicembre 02, 2005

Affascinare con 8 bit

Non c'entra molto con quanto trattato fino ad oggi su questo blog, ma non posso fare a meno di segnalare incuriosito che: Malcolm McLaren ha lanciato la sua linea di abbigliamento, da lui disegnata e prodotta in Italia.
Per chi non sapesse chi è Malcolm McLaren, consiglio una visita alla sua biografia.
La linea si rifà al fascino degli 8 bit, proponendolo però ad una fascia di persone che, come minimo, è partita direttamente dai 64 bit: i capi prodotti son infatti per bimbo/bimba.
Se qualcuno volesse vedere di che si tratta, la linea è in vendita in esclusiva su Yoox, e si chiama Fashionbeast.

Technorati tags: moda, malcolm mclaren, fashion design.

giovedì, dicembre 01, 2005

Qualcosa di significativo...

Si è parlato molto, all'estero, della situazione italiana (quella reale, di stasi se non declino). E' una realtà tanto sentita quanto poco raccontata:
  • a molti va bene così: c'è chi è riuscito a creare la sua "mangiatoia" proprio grazie alle zone d'ombra di un sistema/nazione che si presenta mediocre in molti frangenti;
  • a molti non va bene così, percepiscono che qualcosa non funziona, ma non riescono ad immaginare altro;
  • altri, nei quali mi auto-inserisco, non si adeguano alla mediocrità...ma per ora non riescono a far altro che coltivare spazi utopici;
  • altri, semplicemente, vanno altrove...oltreconfine s'intende;
Anche lo spazio europeo sembrerebbe in lento declino, eppure non mancano nazioni che, in quanto a capacità di immaginazione e di realizzazione concreta di innovazione, sorprendono; ad esempio la Spagna.
Non mi rifaccio allo stereotipo folkloristico dello spagnolo=mediterraneo=fantasioso (perché anche gli italiani dovrebbero - in media - rientrare in questo stereotipo, e invece così non è), ma mi baso su fatti.

La Spagna ha una crescita del PIL che, anche questa, sorprende. Alcune delle aziende più innovative, portatrici di modelli all'avanguardia basati sulla gestione delle informazioni - tra l'altro attive in settori di appannaggio storico di altre nazioni (ad esempio Inditex) - sono nate in questa nazione.

La Spagna è un paese che, anche se non ai livelli asiatici, può considerarsi emergente sotto il profilo economico ed anche della coscienza culturale (nonostante abbiano una tv che è quasi peggio della nostra).

La Spagna porta prove lampanti che non è l'eccessivo costo del lavoro a mettere in difficoltà alcune imprese nostrane; le cause sono da imputare ai nostri manager.

Sempre a proposito di informazione (e quindi condivisione), cito un caso emblematico: Fon (sistema di condivisione delle reti Wi-Fi) è stato creato in Spagna, non in Italia. In Italia sembra addirittura che potrebbe essere illegale. L'Italia è, grazie anche alla regolamentazione delle TLC (che favoriscono un incumbent minimamente interessato allo sviluppo della banda larga), il paese europeo nel quale si naviga meno. Ciò è causato prima di tutto dalla eccessiva diffusione di connessioni a tempo (sia ADSL, un paradosso, ma anche le vecchie e tutt'altro che sparite connessione dial-up, utilizzate da chi non ha copertura ADSL) che raggiunge la percentuale del 40% (fonte: Telecom Italia).

E' ora di dichiarare, senza distinguo e giri di parole, che la cultura di condivisione delle risorse, nonché la libertà d'azione e di autodeterminazione nelle quali si dovrebbe forgiare un sistema/nazione sano, non appartengono al DNA medio del nostro paese.
Bisogna prenderne atto e non continuare a celebrerare gli sporadici casi di eccellenza, i quali non caratterizzano affatto la realtà quotidiana; ad esempio io ho una forma di fascinazione profonda per Diesel...ma è un caso unico nel nostro panorama.

Poi naturalmente bisogna cominciare a lavorare a qualcosa di costruttivo, creando quel qualcosa che si vorrebbe veder realizzato da altri, ma che non trova autori; perché io dico: se si percepisce che qualcosa non va, ma poi ci si adegua.......